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Marzo 2011  » 

Dipinti in salvo grazie all'ossigeno atomico

Recuperate opere credute perdute

L’ossigeno atomico si sta rivelando un potente alleato nel restauro dei dipinti antichi molto danneggiati. Lo sta studiando con molta attenzione la Nasa nel suo Glenn Research Center.

Il processo può durare dalle 20 alle 400 ore e consiste nel porre il dipinto in una stanza isolata, dove viene creato l’ossigeno atomico attraverso delle microonde, per rimuovere e dissolvere tutti i residui organici presenti sulla parte danneggiata dell’opera, come la fuliggine e il carbonio, permettendo così ai colori di riemergere. L’ossigeno atomico o monossigeno è presente in quantità significative nell’atmosfera solo al di sopra dei 100 chilometri. Non esiste sulla Terra perché è fortemente reattivo. Ma nello spazio, dove vi è abbondanza di raggi ultravioletti, le molecole di O2 possono scindersi più facilmente per creare l’ossigeno atomico.

Questo sistema ha già contribuito al recupero di una serie di opere come la “Madonna della Seggiola” datata 1513-1514, un dipinto ad olio frutto della mano artistica di Raffaello, un dipinto di Andy Warhol e un’opera danneggiata dal fuoco di Jackson Pollock.